Cosa voglio scrivere in questo
post (tra l’altro: il primo, grande peso grande responsabilità)?
Cosa voglio dire? Voglio
convincere qualcuno? Voglio sentirmi bravo?
Perché fare un blog dal titolo
così strano? Per attirare l’attenzione?
Ottime domande, ottimi motivi
tutti quanti, tra l’altro.
In realtà, è più o meno tutta la
vita che cerco il mio sentiero, la mia strada. Lo cerco in ogni cosa che faccio,
nel lavoro, nell’amore, nella famiglia, negli amici… vivo, e contemporaneamente
sento ogni tanto la mia testa che gira, che elabora, che cerca di
capire.
Perché capire è la cosa che mi
interessa di più. Capire un po’ di tutto: la vita, le donne (utopia, lo so: ma
mica ho detto che sono uno concreto… perlomeno non sempre), il perché delle
cose, come diceva un mio vecchio libro parlando dalla sua copertina.
Ho cercato di migliorare il modo
di vivere, per rendere sempre migliore questa mia avventura in questo mondo,
finchè dura.
Tante cose mi sono state
d’aiuto: la scienza, la religione, l’amore (onnipresente, quando si parla in
termini di “migliore”), i libri, le
idee, le grandi persone che mi hanno ispirato, le grandi idee che ho
abbracciato, anche magari solo per cinque minuti per poi abbandonarle cresciuto,
o deluso.
Di tutte le parole spese in
questo mondo, ultimamente è da un po’ che penso che poche siano state scritte (o
perlomeno: che io sappia… mi piace leggere, ma non sono di certo un tuttologo)
su un argomento invece importante: la dicotomia in cima al blog a cui questo
post appartiene, questo PRIMO post appartiene.
Perché spesso non viene neanche
venduta come una possibile scelta, ma come due passaggi necessari l’uno
all’altro: io vinco, quindi sono felice. Ecco trovata subito la strada per la
felicità: passa per la vittoria.
Ecco: la mia esperienza di vita
mi ha spiegato che se hai 12-13 anni e giochi coi tuoi amici, spesso è proprio
così.
Ma poi passa.
Chissà, sarà perché nella mia
vita mi è capitato di vincere ma senza esagerare, ma più cresco più mi rendo
conto che la felicità appartiene alle cose nelle quali non c’è alcuna gara: lì
c’è la felicità vera, quella che ti fa dire “ecco, anche se morissi certo mi
dispiacerebbe ma… pazienza, dai, dopo aver visto questa..
pazienza”.
E non solo: mi accorgo anche che
la vita è breve, le energie poche, la nostra intelligenza limitata.
E così, ciò che sembrava
appartenere alla stessa strada della felicità, stranamente ora diverge:
appartiene ad un’altra strada.
La strada della felicità, quella
della vittoria.
Si incrociano, non c’è che dire,
ma non portano allo stesso punto.
Ora, capito questo, si tratta di
scegliere: da che parte vuoi andare? Vuoi essere felice? O vuoi
vincere?
Perché non si può avere tutto
dalla vita, devi scegliere.
Perché si, puoi non scegliere,
ma così facendo rinunci a capire. Strada percorribile, figurarsi, solo che non è
la mia.
Allora, non resta che scegliere:
vuoi vincere, o vuoi essere felice?