giovedì 9 gennaio 2014

Quale strada?

Cosa voglio scrivere in questo post (tra l’altro: il primo, grande peso grande responsabilità)?
Cosa voglio dire? Voglio convincere qualcuno? Voglio sentirmi bravo?
Perché fare un blog dal titolo così strano? Per attirare l’attenzione?
Ottime domande, ottimi motivi tutti quanti, tra l’altro.
In realtà, è più o meno tutta la vita che cerco il mio sentiero, la mia strada. Lo cerco in ogni cosa che faccio, nel lavoro, nell’amore, nella famiglia, negli amici… vivo, e contemporaneamente sento ogni tanto la mia testa che gira, che elabora, che cerca di capire.
Perché capire è la cosa che mi interessa di più. Capire un po’ di tutto: la vita, le donne (utopia, lo so: ma mica ho detto che sono uno concreto… perlomeno non sempre), il perché delle cose, come diceva un mio vecchio libro parlando dalla sua copertina.
Ho cercato di migliorare il modo di vivere, per rendere sempre migliore questa mia avventura in questo mondo, finchè dura.
Tante cose mi sono state d’aiuto: la scienza, la religione, l’amore (onnipresente, quando si parla in termini di “migliore”), i libri, le idee, le grandi persone che mi hanno ispirato, le grandi idee che ho abbracciato, anche magari solo per cinque minuti per poi abbandonarle cresciuto, o deluso.
Di tutte le parole spese in questo mondo, ultimamente è da un po’ che penso che poche siano state scritte (o perlomeno: che io sappia… mi piace leggere, ma non sono di certo un tuttologo) su un argomento invece importante: la dicotomia in cima al blog a cui questo post appartiene, questo PRIMO post appartiene.
Perché spesso non viene neanche venduta come una possibile scelta, ma come due passaggi necessari l’uno all’altro: io vinco, quindi sono felice. Ecco trovata subito la strada per la felicità: passa per la vittoria.
Ecco: la mia esperienza di vita mi ha spiegato che se hai 12-13 anni e giochi coi tuoi amici, spesso è proprio così.
Ma poi passa.
Chissà, sarà perché nella mia vita mi è capitato di vincere ma senza esagerare, ma più cresco più mi rendo conto che la felicità appartiene alle cose nelle quali non c’è alcuna gara: lì c’è la felicità vera, quella che ti fa dire “ecco, anche se morissi certo mi dispiacerebbe ma… pazienza, dai, dopo aver visto questa.. pazienza”.
E non solo: mi accorgo anche che la vita è breve, le energie poche, la nostra intelligenza limitata.
E così, ciò che sembrava appartenere alla stessa strada della felicità, stranamente ora diverge: appartiene ad un’altra strada.
La strada della felicità, quella della vittoria.
Si incrociano, non c’è che dire, ma non portano allo stesso punto.
Ora, capito questo, si tratta di scegliere: da che parte vuoi andare? Vuoi essere felice? O vuoi vincere?
Perché non si può avere tutto dalla vita, devi scegliere.
Perché si, puoi non scegliere, ma così facendo rinunci a capire. Strada percorribile, figurarsi, solo che non è la mia.
Allora, non resta che scegliere: vuoi vincere, o vuoi essere felice?